Maggio 2014

filosofiacinquantaduefavoleErmanno Bencivenga è professore ordinario di filosofia presso l'Università della California (Irvine). Il suo libro mi ha colpito per l'originalità con la quale offre al lettore la possibilità di avvicinarsi alla filosofia attraverso il linguaggio delle favole. I 52 brevissimi racconti   stimolano ragionamenti da prospettive inedite, alle quali non siamo abituati perché – tra adulti – il linguaggio e il confronto dialettico avvengono per lo più all'interno di uno schema consolidato, ben codificato e quindi abbastanza scontato. Quante volte – ad esempio – assistiamo a dibattiti e discussioni che ripetono una identica dinamica, un vero e proprio copione tra una tesi e la sua antitesi che, per quanto distanti, si confrontano all'interno di uno spazio così ben delimitato che spesso la noia prende il sopravvento sulla curiosità di ascoltare. I pensieri a volte appaiono ingabbiati dentro questo recinto e fa riflettere il fatto che un talk show televisivo abbia scelto di chiamarsi proprio La gabbia. 
Le 52 favole del libro di Bencivenga, invece, aprono la porta della gabbia e liberano il pensiero che non finisce su un binario morto ma va ad esplorare un mondo vasto e meno conosciuto, per niente turistico.
E allora è tutto un altro discorso: i pensieri imboccano strade sconosciute e visitano  luoghi insoliti, diventano avventurosi e ritrovano la meraviglia, quel bene prezioso che vediamo negli occhi dei bambini e che gli adulti tendono maledettamente a perdere.
La favola intitolata "Il problema del 4", per esempio, racconta che un bel giorno il 4 si stancò di essere un numero pari e voleva diventare dispari; poi c'è "Cose da pazzi"  il racconto dove le cose si ribellano agli uomini; o "Passa il tempo",  fino all'ultima favola: "La storia senza una fine"  che non a caso è nell'ultima pagina …..  se il titolo è vero la storia forse continuerà, chissà.

 

Atina Koll

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