Ottobre 2013

maurizioviroliMachiavelli politico e scrittore controverso ma sempre attuale, viene dall'autore interpretato contestualizzandolo alla Firenze del 1500.
Letto alla luce della realtà fiorentina e italiana del tempo, Il Principe, la sua opera più famosa e letta, appare un esercizio di governo estremamente pragmatico ma non la natura dello scrittore. Secondo Veroli, i consigli ai "principi" dell'epoca sono da interpretare come soluzioni ultime ed estreme, per la salvezza delle istituzioni, avendo sempre come fine il bene.
Nella visione politica moderna e contemporanea è giustamente criticata, ma "comprensibile" nel Medioevo di quell'Italia frammentata e "schiava" di imperatori e principi stranieri.
Machiavelli supera la visione cristiana e ciceroniana della politica, proiettandola in avanti. Spostando il centro dell'attività politica dal bene delle persone al bene dello Stato, alla repubblica, di cui era un sostenitore convinto.
Lo Stato, come bene supremo, unico in grado di garantire la felicità e le attività e, quindi, per la sua sopravvivenza è "utile", a volte e per il tempo strettamente necessario, derogare alle virtù e alle buone pratiche di governo.
"Quanto sia laudabile in uno principe il mantenere la fede e vivere con integrità e non con astuzia, ciascuno lo intende", con questa premessa Machiavelli sviluppa il suo ragionamento, l'ottimo principe così deve essere ma in talune situazioni, non si può, soprattutto quando i "nemici" non lo sono e ricorrono a tutti i mezzi per la sopraffazione e il dominio.
Spesso a leggere le sue parole ci si sente a disagio, la nostra cultura è troppo distante ed evoluta per accettare le ipotesi così ciniche e "realiste" di Machiavelli. La distanza culturale di oggi però, contiene una visione idealista, tesa al bene e al giusto ma che fa i conti tutti i giorni con la "golpe e il lione" delle istituzioni attuali, figlie di quel pensiero filosofico che ha superato la visione e la cronaca dello Stato di Machiavelli ma non forse, la pratica.
Un libro che cerca di superare il giudizio con cui Machiavelli è passato alla storia, che analizza molte delle sue opere e lettere (Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, Il Principe, Istorie Fiorentine, la corrispondenza con Pier Soderini e il Guicciardini).
Un testo da leggere secondo me con la mente ben ancorata all'attualità per non dimenticare che, per mantenere il potere ben saldo, "è necessario questa natura saperla ben colorire ed essere un gran simulatore e dissimulatore". A mio giudizio, questo è il punto di contatto con la contemporaneità, quello che la nostra "cultura" cerca di rimuovere.

 

Fabrizio Potetti

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