Giugno 2013

 
Roma, 15 marzo del 44 a.c.: Caio Giulio Cesare viene assassinato in Senato da 23 pugnalate inferte dai congiurati. Il romanzo storico di Valerio Massimo Manfredi racconta gli ultimi otto giorni di vita di Cesare affiancando ai personaggi storici realmente esistiti personaggi di pura fantasia e immaginando dialoghi e intimi pensieri del dittatore perpetuo, dei suoi fedelissimi e dei congiurati, nei giorni precedenti l'agguato. La lettura ci immerge subito  nell'intreccio incredibile di lotte politiche e personali che portarono alla congiura delle idi di marzo, che rimane una vicenda enigmatica della storia, del potere politico e delle terribili passioni che muovono le azioni degli uomini di ogni tempo. Cesare, pontefice massimo, dittatore perpetuo, ha raggiunto un potere assoluto e questo enorme potere personale è inviso e inaccettabile per i romani, repubblicani convinti. I congiurati vedono in Cesare un tiranno e, convinti che voglia farsi re, decidono di assassinarlo  in nome della libertà e per preservare l'ordinamento repubblicano dello Stato. Ma accanto al nobile volto di Bruto, disposto ad assassinare anche l'amato Cesare in nome della Repubblica, altri congiurati nascondono, dietro le nobili motivazioni, il desiderio di consumare la loro personale vendetta: ambizioni frustrate, invidia e rancore nei confronti di Cesare che, dopo averli sconfitti, li aveva graziati risparmiando loro la vita. Da un lato i congiurati che tramano per ucciderlo, dall'altro i fedelissimi che ingaggiano una lotta contro il tempo per salvargli la vita. Publio Sestio, fedele e valoroso legionario, attraversa la penisola a cavallo in una corsa disperata per portare il messaggio che "l'aquila è in pericolo". Leggendo il libro mi sono così appassionata che ho galoppato assieme a Publio Sestio nelle notti nebbiose della campagna Cispadana sperando di arrivare in tempo a Roma. 
A Roma dove intanto avvenivano sinistri presagi, e il sogno premonitore di Calpurnia, e gli ammonimenti dell'indovino, e il biglietto che Artemidoro consegna nelle mani di Cesare con i nomi dei congiurati e che lui non legge…
Personaggio complesso di indiscusso carisma Giulio Cesare è stato un invincibile comandante militare, fine politico, abile oratore e grande scrittore. Non a caso da secoli la figura di Cesare suscita una fascinazione inarrestabile sia tra gli studiosi che tra i semplici appassionati di storia ed ha ispirato scrittori di tutte le latitudini: William Shakespeare con il suo "Giulio Cesare" su tutti. Tempo fa ero in visita al Foro romano ed ho visto con i miei occhi una turista americana deporre, commossa, un bouquet di rose sulla tomba di Giulio Cesare: tale potenza  emana la figura di uomo morto duemila cinquant'anni or sono. 
Ma oltre all'intrigo incredibile e alla potenza drammatica della storia, "Idi di marzo" racconta un conflitto di eterna attualità: quello tra democrazia e oligarchia, tra governo del popolo e governo del principe. Inoltre il libro analizza da diverse prospettive le singole azioni dei personaggi che spesso sono di una ambiguità tale da costringere il lettore (e anche gli storici) a sospendere il giudizio finale.  E' importante conoscere gli snodi cruciali della storia del mondo occidentale perché la libertà e la democrazia non sono mai definitivamente al sicuro. Anche questa ragione presiede alla scelta del libro: festeggiare il 2 giugno la Festa della Repubblica riflettendo e vigilando, soprattutto oggi che si vuole riformare la Costituzione e che nei due schieramenti non ci sono personaggi della statura di Caio Giulio Cesare e Marco Junio Bruto ma statisti tascabili che hanno compromesso il prestigio del nostro Paese in Europa e nel mondo. 
Ai tempi di Cesare l'Europa era una nostra provincia:  oggi siamo diventati noi la provincia, povera, d'Europa. Capitomboli della storia quando scarseggiano uomini valorosi e di saldi principi, ovunque collocati politicamente.
Al Divo Giulio, fascinatore perpetuo.
 
 
Atina Koll
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