Lavoratrici e Lavoratori:  Ancora una volta chiamati a Pagare!

3 dicembre 2015
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Pagano_LavoratoriLe affermazioni di Tito Boeri di questi ultimi giorni, sono di quelle capaci di far rumore nel caos della politica italiana, oggi alle prese anche con le preoccupazioni più generali dovute all’escalation del terrorismo internazionale, un caos dal quale abbiamo la necessità di uscire.
Torniamo però alle parole di Boeri: “I trentenni di oggi in pensione a 75 anni e con assegno basso” .
Possibile che nessuno, a partire dal Presidente del Consiglio non abbia capito l’importanza e la gravità di tali affermazioni?
Possibile che non solo “il lavoro” ma anche e soprattutto “I Lavoratori” in quanto persone, non diventino la priorità nel paese?
Dai governi Berlusconi con Ministro del lavoro Sacconi, al governo attuale con il Ministro Poletti, si continua a parlare della necessità di passare da “statuto dei lavoratori” a “statuto dei lavori”, con l’intento di mettere in secondo piano la persona con la propria dignità. Ne è la prova l’esternazione, nonché l’idea infelice di chi ritiene si possa parlare di lavoro slegato dall’ orario e dal luogo.

Ancora una volta chi ha la maggioranza in parlamento, si rende artefice dell’ennesima ingiustizia, tanto palese quanto drammatica! Si investe su un’Italia a più velocità, dove aumenta il divario da chi riempie quotidianamente i ristoranti e chi invece è costretto a rovistare tra gli scarti dei mercati o tenta di acquistare i prodotti sottocosto in “scadenza” al supermercato.
 
Le ricette per tentare di tenere i conti in ordine possono essere molteplici, ma per farlo con giustizia no!
La Carta Costituzionale ci ricorda con l’art. 53 che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”; purtroppo però anziché applicare la Costituzione Italiana, si pensa di cambiarla a proprio uso e consumo.
Le coperture economiche per rispondere a Boeri e quindi alle Lavoratrici e Lavoratori ci sarebbero, eppure le scelte sono state e sono differenti:   si è scelto ad esempio, di azzerare la tassa sulla prima casa per tutti (a parte qualche rarissima eccezione), anche a coloro che grazie ai propri patrimoni, avrebbero potuto contribuire al “bene comune”, ed ancora, anziché investire sulle aziende che si impegnano a rimanere sul territorio e quindi a non licenziare si pensa a sgravi fiscali a pioggia, anche a quelle aziende che come la Michelin di Fossano decidono di chiudere uno stabilimento, non per crisi ma semplicemente per delocalizzarlo e quindi guadagnare di più, lasciando a casa donne e uomini che rischiano di non arrivare neppure a quella pensione striminzita cui fa riferimento Boeri.

Se non la voce delle lavoratrici e dei lavoratori, se non quella del sindacato, almeno il Governo ascolti le parole di Papa Francesco, che non perde occasione per riprendere concetti di “Giustizia Sociale” e di “Lavoro come diritto e dignità”.

Mario Adinolfi
 

 

 

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