Gioco d’Azzardo: un’attività legale ma non necessariamente giusta!

2 giugno 2016
By

gioco_dazzardoTutti abbiamo il diritto ma soprattutto il dovere, di essere informati e di poterci esprimere su qualsiasi argomento di vita quotidiana e quindi anche sullo spinoso tema del “Gioco d’azzardo”.
Gli strumenti per potersi informare sono molteplici, dalla lettura dei quotidiani ad una banale ricerca su internet. In base alle fonti emergerà che il gioco d’azzardo, può essere visto in diversi modi: un’opportunità per cambiare il proprio futuro… una giornata diversa con il banale investimento di 1 euro o poco più (… gratta e vinci, lotterie…) oppure come il “male assoluto” capace di portare alla rovina una persona.
Il gioco d’azzardo legalizzato dallo Stato per rimpolpare le proprie casse, che fino a qualche anno fa era relegato ai pochi Casinò presenti sul territorio nazionale (Saint Vincent e Sanremo per citare i più famosi), adesso ci circonda e ci tenta attraverso mille opportunità.
Per tutti coloro che hanno un minimo di dimestichezza con gli strumenti informatici, il gioco d’azzardo ci è portato direttamente a casa, basta disporre di un computer in grado di collegarsi ad Internet, per tutti gli altri, dai 18 ai 99 anni, ci sono le molteplici “opportunità” fornite dai tanti locali, in particolar modo i bar e i tabaccai, dove grazie alle “macchinette”, come ormai comunemente vengono definite le Slot Machine, è possibile dar libero sfogo alle proprie voglie di vittoria.

I dati che numerosi studi, raccolti tra gli altri anche dall’associazione Libera, ci consegnano e rappresentano una situazione drammatica:
“Lo Stato a fronte di 8 miliardi di euro di incasso all’anno, grazie alle tasse versate dai concessionari dei giochi, si deve far carico di una cifra compresa tra i 5,5 e i 6,6 miliardi di euro annui per i costi sociali e sanitari che il gioco d'azzardo patologico comporta per la collettività”.
Come ci ricorda Libera “ci sono poi i costi non facilmente stimabili, che riguardano l'aggravarsi di fenomeni sociali rilevanti: le infiltrazioni mafiose nei giochi, la crescita del ricorso all'usura, il peggioramento delle condizioni delle persone più fragili e povere, i sussidi da versare a chi si rovina giocando, l'incremento delle separazioni e dei divorzi, un aumento impressionante di giocatori tra i minorenni”.
Il rapporto del 2011 della Corte dei Conti ci diceva che: «il consumo dei giochi interessa prevalentemente le fasce sociali più deboli» Secondo i dati Eurispes nel gioco investe di più chi ha un reddito inferiore: giocano il 47% degli indigenti, il 56% degli appartenenti al ceto medio-basso.
Già negli anni ‘50 Milton Fidman, premio Nobel dell’economia, sottolineava che «il modello di business dell’industria dell’azzardo può raggiungere dei grandi traguardi se fa un business sulla povertà perché un alto bacino a cui può attingere è quello di chi ha poco reddito».

Lo Stato e quindi la politica, è forse più attento alle entrate (poche) che a dare una risposta vera al disagio e alla povertà, inducendo proprio le fasce più deboli a cadere nella ludo patia e quindi nella dipendenza del gioco per provare a sbarcare il lunario.
Spesso sono invece le associazioni religiose, le parrocchie, e più in generale il volontariato, che si fanno carico di raccogliere i cocci di vite drammaticamente rovinate.
Riprendendo quanto anticipato in apertura, un cittadino ha il dovere di esprimersi, ma anche di dare segnali forti e incisivi per promuovere una cultura diversa. Poiché ci sono esperienze virtuose di chi ha scelto di dire NO ai videopoker nei propri locali, possiamo scegliere dove prendere il nostro caffè o fare i nostri acquisti “premiando” gli esercizi commerciali che hanno deciso, in modo etico e morale, di NON accettare le “macchinette” che promuovono il gioco d’azzardo.

 

Mario Adinolfi

 

Tags: , , , , , , , , , , ,

UA-42643939-1