BALLOTTAGGI 2016 – IL FUNERALE E’ PRONTO CERCASI VOLONTARI

21 giugno 2016
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Funerale_CercasiVolontariIl giorno dopo le elezioni nel Partito Democratico si registra un clima mesto. Le vittorie del Movimento 5 Stelle non solo a Torino e Roma ma praticamente in tutti i ballottaggi dove era presente, ci dicono che veramente gli unici vincitori delle "comunali" sono i "cittadini" (nel senso dei candidati del Movimento).
Lo sono per varie ragioni che vengono poco considerate e che però amplificano il risultato ottenuto. In primo luogo i "grillini" (ma non li chiameremo più così perché è cominciata a svilupparsi una classe dirigente larga del movimento) non fanno candidare eletti in Parlamento ad altre elezioni perché, l'impegno assunto con i cittadini non può essere violato né utilizzato strumentalmente.
Questa coerenza mette in competizione candidati con esposizione mediatica e peso politico molto differenti. Prendiamo ad esempio Roma, dove si confrontavano una anonima consigliera comunale e il vicepresidente della Camera dei Deputati, con anni di attività politica ai massimi livelli. La distanza di risultato tra i due, a fronte della differenza di peso mediatico e politico, aumenta il peso della sconfitta.
Condizioni analoghe di peso mediatico e politico erano evidenti anche nelle altre competizioni più importanti (Fassino/Appendino, Sala/Parisi), eccetto Napoli, dove l'unica sconosciuta era la candidata del PD che però non è arrivata neanche al ballottaggio.
Questi fatti ci inducono in considerazioni diverse da quelle che si è affrettato a fare il Presidente del Consiglio cooptato (l'unico non eletto che da pagelle a tutti, eletti e non eletti) che dice: abbiamo perso perché non abbiamo volti nuovi, non è un voto di protesta, i cittadini vogliono le riforme e il cambiamento.
Ma è proprio così? E’ un fatto che il Presidente del Consiglio è diventato segretario del Partito Democratico prima ancora di diventare premier, quindi, se il partito non ha saputo interpretare il cambiamento, di chi è la responsabilità? Non può che essere sua, altrimenti rischia di dare ragione a chi dice che il partito e gli slogan che ha utilizzato durante la campagna per le primarie sono stati solo un mezzo per arrivare alla poltrona di Palazzo Chigi.
Poi se guardiamo ai flussi elettorali, oltre che ai risultati, vediamo che dove è presente sul territorio un centrosinistra o un movimento vicino ai temi sociali e del lavoro – Milano con Pisapia, Zedda a Cagliari, De Magistris a Napoli, Merola a Bologna che ha firmato addirittura il referendum contro il jobs act – il Movimento 5 Stelle non arriva neanche ai ballottaggi.
Ciò è ancor di più dimostrato dal fatto che gli elettori di centrosinistra o di sinistra nei ballottaggi non hanno votato a destra ma esclusivamente a sinistra o, in alternativa, il Movimento 5 Stelle (che appunto dove c'è la sinistra di buon governo, Milano e Cagliari, o così così come a Napoli non esiste), oppure non sono andati a votare.
Complessivamente tutti questi aspetti ci dicono che il premier e la sua rincorsa al centrodestra con il partito della nazione è il principale responsabile della disfatta, perché ha deluso gli elettori di riferimento del Partito Democratico e non è riuscito a conquistare i consensi degli elettori del centrodestra che continuano a votare il loro il candidato quando è presente e che votano Movimento 5 Stelle quando il ballottaggio è contro il PD.
Di fronte a questo disastro evidente che può essere brutalmente sintetizzato nella narrazione  renziana la crisi è finita, l'Italia è tornata, abbiamo fatto le riforme e il paese è ripartito (evidentemente nelle periferie delle città non la pensano così), il premier Renzi ha solo un modo per non far discutere della sua disfatta, del suo peso politico e delle possibili conseguenze: orientare il dibattito e le responsabilità della sconfitta elettorale verso qualcun altro: la minoranza del PD!
Ovviamente la minoranza del PD non ha capito le intenzioni di Renzi, cioè additarli all'opinione pubblica e cacciarli dal partito, infatti chiede il congresso, offrendo a Renzi una ghiotta occasione.
Del resto il peccato originale (legge Fornero, modifica art. 18) è in capo alla vecchia guardia.
Quindi, anziché  parlare a quel popolo che non vota più PD  cercando di costruire una valida alternativa partendo da un gruppo dirigente rinnovato e credibile – perché come abbiamo visto non conta essere famosi ma credibili e trasparenti – si pensa di condizionare il Presidente del Consiglio con vecchie logiche e vecchie pratiche. Nella sostanza un suicidio.
Al Presidente del Consiglio serve un diversivo e organizza un funerale. La cosa incredibile è che pare che qualcuno si appresti a candidarsi per il ruolo del caro estinto….indovinate chi?

 

Fabrizio Potetti

 

 

 

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